La Storia e il territorio

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Antica carta della calabria: in rosso "Punta dell'Alice"

La presenza della vite in Calabria e in particolare nel comprensorio cirotano, viene fatta risalire addirittura al 2000 a.c., con l’arrivo sulle sponde del Mar Ionio dei Fenici. I tanti miti e il ritrovamento di reperti, attestano l’esistenza di contatti tra la popolazione autoctona e quella greca già durante la civiltà micenea a cui seguì il massiccio arrivo dei coloni ellenici nel VIII secolo a.c. e poi nel VII secolo a.c.. Nell’area di produzione del Cirò D.O.C., compresa tra il centro collinare di Cirò, il territorio marino di Cirò Marina, parte dei Comuni di Melissa e Crucoli, i coloni rimasero ammaliati dalla fertilità del luogo. Per questo, decisero di darle la denominazione di Enotria: “terra dove si coltiva la vite”. Furono gli stessi ellenici ad impiantare nuovi vigneti per poi adottare innovative tecniche di vinificazione, grazie alle quali la produzione del vino assunse in questa terra baciata dal sole, grande importanza.

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I vitigni prospicienti le coste del Mar Ionio che circondano la Fattoria San Francesco

Il Cirò: il vino ufficiale delle olimpiadi greche

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Milone di Crotone. Vincitore di sei olimpiadi greche tra il 540 a.c. e il 512 a.c.

Il vino prodotto nell’area di Krimisa era così popolare che il “Cremissa” venne eletto vino ufficiale delle Olimpiadi ed offerto, come premio, ai vincitori dei giochi olimpici ateniesi già nel 765 a.c. . Fù il primo caso di sponsor ufficiale in una manifestazione sportiva.  Se già gli abitanti dell’antica “Krimisa”, erano dediti alla vitivinicoltura, nei secoli, i cirotani, ne hanno fatto l’impronta digitale enologica della Calabria, oltre che un valido motivo di attrazione e richiamo turistico per quel flusso di visitatori interessato alla coltivazione ed alla cultura che ruota attorno alla vite.. Qui, ogni famiglia possiede un pezzo di vigna che si tramanda di generazione in generazione. E’ il caso della famiglia Iuzzolini, che da sei generazioni coltiva la vite e produce vino con rinnovata passione e sapiente maestria.

 

 

Gli antichi Greci e la città sacra di Krimisa

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Testa di Apollo Aleo

Gli antichi Greci attribuivano un grande valore al vitigno calabrese; dalle tavole di Eraclea si legge: <un terreno coltivato a vite aveva un valore sei volte superiore a quello di un terreno coltivato a cereali>. I greci, favoriti dall’approdo sulla costa a Cirò Marina, dal lungo lembo di terra sabbiosa di Punta Alice che, tagliando le correnti, permette lo sbarco in ogni condizione del mare, fondarono a ridosso della Punta, la città sacra di Krimisa. Il luogo acquistò grande fama presso gli antichi e divenne meta di continui pellegrinaggi al mitico Tempio del Dio Apollo Alaios ed agli altri edifici di culto compresi nelle sue mura: nel 2001 sono emersi sotto la coltre di 2 metri di terra, all’ombra del colle di Madonna d’Itria, i resti di un santuario dedicato ad una divinità femminile; con tutta probabilità si tratta di Persefone, la Demetra latina; ma nella memoria popolare resta il ricordo anche di un altro tempio, quello dedicato appunto al dio del vino. Interessanti monumenti enoici, custoditi nel museo civico di Cirò Marina sono la testimonianza di una cultura viticola nel cirotano che viene definita dagli storiografi “la più antica del mondo”.

 


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