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ANNO 2000  -   ANNO 2001  -  ANNO 2002/03

 


La guida "Duemilavini 2002", una sorta di bibbia del bere bene made in Italy in quanto curata dall'Associazione italiana sommeliers (è stata presentata con la doverosa solennità all'Hilton di Roma negli scorsi giorni) attribuisce come massimo riconoscimento i famosi "5 grappoli" che sono diventati il simbolo stesso dell'eccellenza. Tra le oltre trecento etichette che si sono conquistate l'alloro c'è un solo vino calabrese, il Ronco dei Quattroventi annata 1999 della Fattoria San Francesco di Cirò (telefono 0962-32228 - www.fattoriasanfrancesco.it e mail fsanfrancesco@mclink.it). Il Ronco dei Quattroventi (colore rubino carico profondo; profumo intenso e persistente, fine, ampio, speziato, etereo, di grande personalità; sapore secco, fine, intenso, persistente, distinto) è un Cirò rosso classico che nasce da uve Gaglioppo vinificate in purezza. Il vitigno Gaglioppo è, tra le uve a frutto rosso, il più radicato sul territorio. Rimanda agli albori dell'enologia peninsulare, quanto questa terra - non per nulla era definita Enotria. Oggi Francesco Siciliani, titolare della Fattoria San Francesco, dimostra con il Gaglioppo affinato per quattordici mesi in caratelli di rovere di Francia (l'innovazione venne introdotta nel 1988, e fu il primo esempio di uso della barrique in Calabria) come sia possibile rilanciare le produzioni di un territorio che ancora nel XIV secolo mandava i suoi vini fino agli estremi confini settentrionali dell'Europa. Per questo è saggio che i lombardi imparino ad apprezzare i rossi e i bianchi di altre regioni, anche le più remote rispetto a territori che si chiamano Franciacorta, oppure Oltrepò, oppure Valtellina. Del Ronco dei Quattroventi (ideale con le carni rosse e i formaggi stagionati, messo in vendita al pubblico ad un prezzo attorno alle diecimila lire a bottiglia) e del riconoscimento venuto dall'Ais Siciliani si limita a dire che il risultato raggiunto è importante. Importante per la sua azienda ma anche "per un territorio che deve e può fare meglio continuando sulla strada della qualità". Altri, è da presumere, vorranno imitare questo coraggioso imprenditore di Cirò che continua una tradizione familiare iniziata negli ultimi decenni del Settecento e che intanto conduce interessanti sperimentazioni su altri vitigni autoctoni, in assenza di adeguati metodi di vinificazione condannati alla definitiva uscita di scena.
15 Dicembre 2001 - Antonio Giorgi

 

  08/12/2001

In Calabria per gustare il Ronco dei Quattroventi: a Cirò, vicino a Crotone, nella tenuta di Francesco Siciliani… Non solo Sicilia, Puglia, Basilicata nell'Italia del vino che si rinnova e che migliora se stesa. È infatti tempo di Calabria, e i prossimi anni vedranno ancora progredire questa magnifica regione nelle graduatorie enologiche nazionali… Iter di riqualificazione regionale avviato in primis dalla Fattoria San Francesco (Strada Provinciale ex statale 106, località Quattromani, Cirò, telefono 0962/23228). Attiva fin dal 1578 nella produzione vitivinicola, nel 1777 viene acquistata dalla famiglia Siciliani che la possiede ancor oggi. Francesco Siciliani, titolare e conduttore appassionato, non ha lesinato risorse e applicazione per giungere con la sua azienda a produrre vini dallo standard organolettico internazionale. Il suo Ronco dei Quattroventi 1999, Gaglioppo in purezza… segna l'esordio della Calabria nell'olimpo dei grandi rossi italiani.
Autore: Luca Maroni

 

  11/11/2001

Un calabrese a pieni voti… nella guida Duemilavini 2002 dei Sommelier, i cinque grappoli, massimo riconoscimento, sono andati anche ad un vino calabrese: il Ronco dei Quattroventi '99 della Fattoria San Francesco…

 


sett./nov. 2001

IL SOMMELIER ITALIANO
PERNICOLÒ 2000
Vitigno: Greco, Chardonnay Gradazione alcolica: 11,5 %

Fattoria S. Francesco Giallo paglierino vivace, di media concentrazione. Al naso esprime buona intensità e finezza, fruttato e floreale. Emergono sentori di nocciola, frutta esotica come ananas, erbe aromatiche, e fondo leggermente vegetale. Al palato denota un particolare spessore ricco di estratto e di freschezza. Ottimo l'equilibrio raggiunto. La chiusura è lunga tutta giocata sul ritorno delle sensazioni olfattive. Sensazioni finali: sapide. Stato evolutivo: pronto. Abbinamenti: antipasti caldi e freddi della cucina di mare, primi piatti con frutti di mare, risotti anche con erbe, pesci al forno e alla griglia. Modalità di servizio: servire a 10° in calici da vino bianco di media capienza.

NOTE - Sul terreno detto "dopo San Francesco" in Cirò, nel 1578 Domenico di Paola fondò un convento, intorno al quale furono impiantati vigneti e uliveti. Soppresso con decreto di Ferdinando IV nel 1770, il convento fu aggiudicato all'asta a Benedetto Siciliani e ancora oggi appartiene a questa famiglia diventando, col nome di Fattoria San Francesco, una delle aziende più moderne della Calabria. Già nel 1988, qui, fu sperimentato in purezza il gaglioppo con buoni risultati, e i successivi ammodernamenti, sfociati nel 1997 nella nuova cantina, hanno portato al successo e alla notorietà molti dei suoi vini. Le uve di questa azienda sono allevate con una densità di 5.000 ceppi per ettaro, raccolte rigorosamente a mano e i vitigni più valorizzati sono quelli autoctoni, greco e gaglioppo. L'enologo che dal 1998 si occupa della produzione vitivinicola dell'azienda è Fabrizio Ciufoli. Questo vino composto dall'80% di uve greco è l'ultimo nato, finalmente dopo molte espressioni del gaglioppo, in rosato e in rosso, troviamo anche questo piacevole vino bianco. Le uve dopo la pressatura soffice effettuano la fermentazione e l'affinamento in vasche d'acciaio a temperatura controllata.

 

LA TRADIZIONE VUOLE CHE AGLI ATLETI DELLE OLIMPIADI DI ATENE VENISSE OFFRETA UNA COPPA DI CIRO' QUALE TRIBUTO DI ONORI DIVINI. DIFATTI POCHI SANNO CHE ERA ITALIANO IL VINO CON CUI SI BRINDAVA NELLE OLIMPIADI ANTICHE. QUANDO CIRO' ERA UNA COLONIA DELLA MAGNA GRECIA, INVIAVA IL SUO PREZIO VINO PRODOTTO CON UVE GAGLIOPPO AI GIOCHI. PARE CHE IL GRANDE ATLETA MILINE DI CROTONE, VINCITORE DELLE GARE DI LOTTA IN SEI GIOCHI OLIMPIACI, NE FOSSE UN GRANDE ESTIMATORE.

La tradizione vuole che agli atleti delle olimpiadi di Atene venisse offerta una coppa di Cirò quale tributo di onori divini. Difatti pochi saranno che era italiano il vino con cui si brindava nelle olimpiadi antiche. Quando Cirò era una colonia della Magna Grecia, inviava il suo prezioso vino prodotto con uve Gaglioppo ai Giochi. Pare che il grande atleta Milone di Crotone, vincitore delle gare di lotta in sei giochi olimpici, ne fosse un grande estimatore. Oggi lo stesso vino lo produce Francesco Siciliani nella Fattoria San Francesco e il cru si chiama Ronco dei Quattroventi. E'un rosso corposo e morbido prodotto di uve gaglioppo (quelle della tradizione olimpica) selezionate da vigneti in prevalenza collinari e vinificati in purezza. Subito, appena nato, il Ronco viene messo a maturare in barrique, piccole botti di rovere di duecento litri, per almeno due anni. Il risultato è stupefacente tant'è che ormai da diversi anni riceve i "due bicchieri" nella classifica dei Vini d'Italia del Gambero Rosso. E Daniel Thomases, sulla guida 2000 di Veronelli, lo definisce "un Gaglioppo a regola d'arte". Si tratta di un vino colore granato intenso, ricco di profumi di marasca e di erbe mediterranee, il suo bouquet è aristocratico e si sente l'aroma fruttato con un retrogusto di confetture di visciola. La lunga maturazione in barrique di rovere gli da un sapore pieno, con una nota acidula abbastanza evidente e sgrassante, dal gusto generoso e caldo che ne fanno un vino piacevole. La Fattoria San Francesco, definita una delle cantine emergenti in Italia, vanta importanti riconoscimenti, fra cui l'oscar del 1999 per il miglior rosato in assoluto. Il suo Cirò Rosè 1998 ha battuto l'intera concorrenza italiana e si è piazzato alla pari, per altri tipi di vino, del Bolgheri Sassicaia del '95 n Tenuta di San Guido di Pietro Antinori (protocollo big tuscan) e del Franciacorta Cuvèe Annamaria Clemente n Ca' di Bosco, lo spumante sovrano senza complessi nei confronti dello champagne. Questi risultati hanno spinto Carlo Cambi di Repubblica a interessarsi del "Rinascimento" della Calabria e nel luglio 2000 scrive: A questo "rinascimento" ha sicuramente contribuito una delle aziende vinicole più antiche della regione. La Fattoria San Francesco, che ha vigne e cantina nella zona del Cirò. Condotta dalla famiglia Siciliani (che da cinque secoli regge queste terre avendo però nel suo Gotha letterali, capitani, gente di curia e di toga ) questa tenuta ha trovato nell'ultima generazione la spinta per tornare a produrre vini di caratura. È per rivalutare un vitigno antico quale il Gaglioppo che nasce il Ronco dei Quattroventi.

Fin dal XV secolo la famiglia Siciliani fu illustrata da prelati,magistrati,uomini d'arme e di lettere. Tra gli altri, nella storia più recente, Luigi fu poeta e raffinato cultore di lingue antiche, traduttore elegante del erotismo dei classici, in corrispondenza amichevole con i grandi del tempo come Pascoli e D'Annunzio. Narrano le cronache: "Sul fondo detto dopo San Francesco in agro di Cirò, Domenica di Paola…fondò nel 1578 un convento ed attorno vi furono impiantati vigneti ed uliveti…Detto convento fu soppresso con decreto di Ferdinando IV il 30 Ottobre del 1770…Dopo tale risoluzione i beni del convento,compreso le fabbriche,vennero esposti all'asta ed il 14 Luglio 1777 aggiudicati ad estinzione di candela al signor Don Benedetto Siciliani…". Da quei vigneti ancora oggi si producono i vini della Fattoria San Francesco e l'antico convento,oggi Casale San Francesco, è l centro dell'attività agricola nonché la residenza della famiglia Siciliani.Francesco Siciliani La Fattoria San Francesco si trova a Cirò, sulle colline, dove tra vigneti e uliveti, guarda dall' alto le coste del mare Jonio. Si tratta di un piccolo borgo nato nella metà del XVI secolo intorno ad un convento di monaci Parlotti. Dal 1777, da quando fu acquistato da Siciliani, il Casale rappresenta il cuore pulsante delle attività della famiglia in Calabria. Oggi se ne occupa Francesco, il più giovane della generazione ed è convinto che l'enologia del duemila debba privilegiare i vigneti autoctoni,esaltando i sapori decisi dei vini e accostando i sapori decisi. Francesco Siciliani da fumatore di sigari, considera il Toscano Originale Millenium ed il Moro due italiani il cui iconfondibile gusto è un piacere irrinunciabile per tutti gli esaminatori degli aromi più pregiati come il suo Ronco dei Quattroventi. Francesco è uno dei protagonisti della new age di continuare a bere il vino dopo cena e consiglia di accompagnare al Ronco dei Quattroventi del '99, che è più giovane, il Moro che per l'intensità dell'aroma e per la forza e le corposità del gusto si lega ad un vino più generoso. Nelle serate più importanti è consigliabile fumare un Toscano Originale Millenium che è il sigaro per eccellenza, che va apprezzato in un ambiente rilassato e che per il suo gusto pieno, rotondo, aromatico e generoso si lega con un annata più vecchia quale il Ronco dei Quattroventi del '97 o '98.

11/2001 di Duccio Genovesi
 

19 Ottobre 2001
di Antonio Paolini

San Francesco, la Calabria da Oscar
L'Italia del vino ha - con merito - cantato e ballato, in questi anni, festeggiando la riconquista per alcuni,la conquista per altri di posizioni di punta nel mercato mondiale, e la crescente redditività di grandi e medie bottiglie. Ma ora, e non capitava da un po', si ferma a riflettere. E, forse,a esercitare quel pizzico di autocritica che - già caldamente raccomandatole da alcuni - non sarebbe stato male anticipare a periodi meno roventi. L'inevitabile crisi dei consumi innescata dal distretto di New York e dai successivi eventi internazionali non è da allarme rosso, per questo micromondo. O almeno, non ancora. Ma certo , le notizie dal fronte ristorazione, la cautela degli importatori, la frenata sul superfluo, sono elementi da meditare. Che spuntano proprio quando i pezzi a 5 cifre in enoteca sono al massimo storico, con balzi avvolte ardui da capire.Proprio per questo, per l'aggravante fattore pezzi, mal, gestito, somma alla mini-crisi, la caccia al vino buono e dai costi "umani"si fa ancor più vitale. Così come acquistando meriti speciali quei produttori da nuove terre da vino(o terre riscoperte, com'è frequente da noi) che sanno creare e offrire qualità senza frullare subito sui loro listini mazzi di zeri. Dà gusto speciale allora scegliere per il nostro brindisi un vino - e un'azienda - di Calabria premiate tra l'altro dall' Oscar qualità-prezzo del nuovo Almanacco del Gambero. E sottolineare la brillante coerenza di livello che la San Francesco, l'azienda di Francesco Siciliani, ha saputo raggiungere. Se il vino da Oscar, il Cirò rosato San Francesco, è una gustosa sintesi di profumi di piccoli frutti e freschezza di beva, i vari Donna Madda (tra i 100 "Vini Intelligenti" di Daniele Cernilli ) e Ronco Quattroventi provano chiaramente strada e ambizioni aziendali. E segnano la via per tutta la terra da Cirò.

 


Ottobre 2001




CARTA D'IDENTITA'
DENOMINAZIONE
Cirò rosso doc.
ANALISI ORGANOLETTICA
Rosso rubino con possibili tonalità granata; profumo gradevole, delicato e fragrante, talvolta dotato di note speziate; sapore secco, ampio, caldo, armonico e vellutato, con possibili ricordi di liquirizia.
TEMPERATURA
DI SERVIZIO

16-18 °C.
ABBINAMENTI
Sagne al ragù d'agnello, moussaka, carni alla griglia, fagiano in casseruola, faraona alla creta, involtini di tacchino, brasato di manzo, spalla di cinghiale arrosto, formaggi saporiti lungamente stagionati.

CIRO' ROSSO
Corposo e armonico, è forse il più rappresentativo prodotto dell'enologia calabrese; realizzato con un vitigno di origine greca, ha una storia millenaria.

Il Cirò Rosso nasce in una piccola zona posta in prossimità del mar Ionio. Il comprensorio comprende i comuni calabresi di Cirò, che si trova nell'entroterra, Cirò Marina, affacciata sul mare, Melissa e Crucoli. È un'area di lunga tradizione vinicola. Qui i coloni greci trovarono fertile terreno per la coltivazione della vite. Il vino rappresentò il motore dell'economia locale dell'epoca tant'è che, nella non lontana Sibari, fu costruito un enodotto d'argilla che convoglia il vino al porto, dove veniva poi imbarcato. Il Cirò, chiamato allora Cremissa, era apprezzato anche dagli atleti; questi si concedevano generosamente libagioni, convinti che fosse un importante nutrimento per i muscoli. Il Cirò Rosso è prodotto con uve Gaglioppo, un vitigno di probabile origine greca; era tradizionalmente vinificato unendovi uve bianche, per diluire la forte presenza di tannini che indurivano il vino. Oggi il Gaglioppo può essere vinificato in purezza (o con una piccola aggiunta di uve a bacca bianca, comunque non superiore al 5 per cento), perché la macerazione a temperatura controllata consente di ottenere un vino più morbido e armonico. Come altri rossi del Mezzogiorno, per molti anni il Cirò fu prodotto come vino da taglio. Successivamente seppe conquistare una propria autonomia così da divenire doc già nel 1969. Reputato fin dagli anni Sessanta, oggi in alcune produzioni raggiunge livelli qualitativi di grande prestigio. Sul mercato è reperibile a prezzi che partono dalle 5-6 mila lire sino a stabilizzarsi attorno alle 15 mila lire. È reperibile sia al supermercato sia in enoteca, dove si acquistano anche le produzioni più rare e ricercate.
IL VINO
Il Cirò Rosso è commercializzato dopo un invecchiamento di almeno sei mesi. Il colore è rubino con possibili tonalità granata che acquisisce nel corso dell'invecchiamento; l'odore è gradevole, delicato e fragrante, talvolta dotato di note speziate; il sapore è secco, ampio, caldo, armonico e vellutato, con possibili ricordi di liquirizia. Deve possedere almeno 12,5 gradi alcolici. Se raggiunge 13,5 gradi alcolici ha diritto alla qualifica "Superiore". Quest'ultimo, lasciato invecchiare almeno 2 anni a partire dal 1° gennaio successivo alla vendemmia, si definisce "Riserva". Il Cirò prodotto nei comuni di Cirò e Cirò Marina, ossia nella zona storica, può riportare la specifica Classico e, a sua volta, può essere prodotto nelle varietà "Superiore" e "Riserva".
ABBINAMENTI
Il Cirò Rosso accompagna piatti saporiti come sagne al ragù d'agnello, moussaka, carni alla griglia, fagiano in casseruola, faraona alla creta, involtini di tacchino. Le varietà "Superiore" e "Riserva" si abbinano soprattutto a carni rosse stufate come brasato di manzo, selvaggina da pelo, formaggi saporiti lungamente stagionati come caciocavallo silano.
LE PRODUZIONI
Tra le migliori produzioni si ricordano quelle della Fattoria San Francesco di Cirò, della Librandi Antonio Cataldo & Nicodemo e della Cantina Sociale Cooperativa Caparra & Siciliani, entrambi di Cirò Marina.

 

09 Settembre 2001
di Alessandro Torcoli

IL CIRO' 4 VENTI
Francesco Siciliani discende da una famiglia di illustri vignaioli. Riposta nel cassetto la laurea in Legge, ha deciso di dedicarsi alla sua Fattoria San Francesco a Quattromani frazione di Cirò (Crotone),0962.32228. Su queste colline si estendono vigneti che si giovano della brezza marina e del sole di Calabria. Il risultato sono vini di spiccata personalità. Citiamo il Ronco dei Quattroventi Cirò Rosso Classico Doc 1998, prezzo 22mila in cantina. Da uve Gaglioppo, selezionate in vigneti cru nella zona tra Cirò e Cirò Marina, è di colore rosso rubino profondo; ha profumo intenso e persistente, etereo, già evoluto, fine, ampio, con cenni di spezie; il sapore è netto, elegante, secco ed equilibrato. Perfetto con le carni rosse e formaggi stagionati. Tra i bianchi, Pernicolò Igt Calabria, 80% di uva Greco e 20% di Chardonnay,che gli fornisce un certo corpo. Colore giallo paglierino; profumo intenso di frutta matura e persistente; in bocca è equilibrato e morbido;prezzo 15mila.

 
  

Il Cirò rosè della Fattoria San Francesco è prodotto al 100% con uve Gaglioppo che, dopo la pigiatura,sono lasciate brevemente macerare; quando il mosto ha assunto una coloritura rosata, è privato delle parti solide e fermenta a temperatura controllata. Dotato di 12,5 gradi alcolici, ha colore rosa salmone tendente al corallo; il profumo, di media intensità, è piacevolmente fruttato; il sapore è asciutto, di buon corpo. Si serve a 12-14 °C con carpaccio di tonno, spaghetti al ragoùt di calamaro, galantina di pollo.

Settembre 2001

 
 
CULTURA & SOCIETA'
 

Carne 'ncartata e un bicchiere di maschio Cirò
Calabria ottocento chilometri di coste e un cuore aspro e roccioso. E tra le boscaglie rudi dei monti e i colli che scendono al mare, improvvise,trovi le vigne.E' il regno di Sua Maestà il gaglioppo, il vitigno dalle potenzialità ancora infinite, coltivato tra Sibari e Crotone e da cui si ottiene il Cirò, un vino maschio e potente che annoverà tra i suoi produttori due "grandi" meritano solenne attenzione. Librandi (tel. 0962.371435) e la Fattoria San Francesco (tel. 0962.32228). Del primo è impedibile l'assaggio del Magnomegonio, un vino di struttura, dai profumi intensi di spezie e di vaniglia, e dal gusto caldo e morbido, che lo rende compagno ideale di un buon piatto di agnello o di carne 'ncartata (maiale salato, peperoni e finocchio selvatico stufato al pomodoro e cicoria). Della seconda cantina, invece, sono interessati il Cirò Rosso Classico Ronco dei Quattro venti, dai suadenti profumi di frutta rossa matura e di spezie ed il Cirò Rosso Superiore Donna Maida, in cui alle note di frutta rossa, si accompagnano ottime sensazioni di pepe nero e caffè. La Calabria è anche terra di grandi ghiottonerie, come i dolci realizzati con i fichi secchi, i cioffi, con l'involucro di cioccolato. Da provare quelli dei fratelli Marano (tel.0982.41277) di Amantea o della pasticceria Allodio (tel. 0982.43014) di Aiello Calabro. Da Dolci pensieri di Calabria (tel. 0984.837198) di Rende, il pallone di fichi e le crocette (fichi bianchi farciti di noci e buccie di arancio). Per i dolcetti al bergamotto l'indirizzo è quello di Francescoantonio Chirillo (tel. 0961.998540) di settingiano, autore, tra, l'altro di una superba pittanchiusa, pane "dolce", destinato ai giorni di festa. C'è poi la liquirizia, che a Rossano Calabro ha la sua patria d'elezione: celebre nel mondo la Fabbrica Amarelli (tel. 0983.511219). Le migliori tavole? La locanda di Alia (tel. 0981.46370) di Castrovillari, dove si mangiano sontuose candele di Gragnano con la 'nduja e la taverna Kerkyra (tel. 0966.372260) di Bagnara Calabra.

31 Luglio 2001   di Marco Gatti

 

LA CALABRIA RITROVATA


Per la Calabria, regione oggi piuttosto avara dal punto di vista enologico, il vino può rappresentare un mezzo importante per far conoscere al mondo le potenzialità di una zona nota fin dai tempi della Magna Grecia per la coltura della vite. A intuire queste potenzialità è stato Francesco Siciliani, uno dei migliori rappresentanti dell'enologia regionale e non solo. Giovane, dinamico, grande conoscitore di vini, in pochi anni ha letteralmente reinventato la sua azienda, producendo una serie di selezioni molto interessanti, che hanno l'onore di rappresentare la Calabria sulle liste di alcuni dei migliori ristoranti del mondo. La storia della famiglia Siciliani ha radici profonde, che risalgono al XV secolo. Narrando le cronache del tempo che << Sul fondo detto dopo San Francesco in agro di Cirò, Domenico di Paola…fondò nel 1578 un convento ed attorno vi furono impiantati vigneti ed uliveti…Detto convento fu soppresso con decreto di Ferdinando IV il 30 Ottobre del 1770…Dopo tale risoluzione i beni del convento, compreso le fabbriche, vennero esposti all'asta ed il 14 Luglio 1777 aggiudicati ad estinzione di candele al signor Don Benedetto Siciliani…>>. <<Da quei vigneti, ben settanta ettari >>,ci racconta Francesco Siciliani, << si ottengono ancora oggi le uve utilizzate per la produzione dei vini della Fattoria San Francesco e l'antico convento, oggi Casale San Francesco, è il centro dell'attività agricola, oltre che la residenza della famiglia >>. L'azienda si trova in magnifica posizione collinare, proprio ai piedi del centro antico di Cirò, e lo sguardo si perde tra i vigneti che da qui degradano armoniosamente verso il Mar Ionio. La Fattoria San Francesco è condotta dal 1984 da Francesco Siciliani, ultimo discendente di questa nobile famiglia di vignaioli,il quale, dopo aver conseguito la laurea in legge, ha deciso di dedicarsi a tempo pieno all'azienda di famiglia: i risultati gli hanno dato ragione. Senza trascurare la tradizione viticola della zona, Francesco ha dato il via a un nuovo corso, operando, sia in campagna sia in cantina, con la nuove tecniche che la ricerca ha messo a disposizione dei prodotti. Si è poi dotato di una cantina moderna e funzionale, che gli garantisce di poter svolgere al meglio le delicate operazioni di vinificazione. In vigna, invece, ha valorizzato il patrimonio viticolo della zona, puntando tutte le sue carte sulla rivalutazione dei vitigni autoctoni. Il Gaglioppo per i rossi e il Greco per i bianchi sono le uve che concorrono in gran parte alla produzione dei vini della famiglia siciliani che, negli ultimi anni, ha voluto darsi un tocco di internazionalità aggiungendo piccole parcelle coltivate a Chardonnay e a Merlot.

LA SCELTA
TRECENTOMILA BOTTIGLIE ANNUE, SUDDIVIDE IN SETTE ETICHETTE, DAL CIRO' CLASSICO AL SUPERIORE, PASSANDO PER IL ROSATO E IL BIANCO. CI SONO ANCHE DUE VINI DA TAVOLA, IL PERNICOLO' E IL MARTA'

CIRO' ROSSO CLASSICO RONCO
DEI QUATTRO VENTI 1998

Una pregiata selezione di casa Siciliani. Le uve Gaglioppo che confluiscono in questo vino provengono dai migliori cru dell'azienda, mentre la vinificazione sta a metà fra tradizione e innovazione. Il risultato è molto interessante: si tratta di un vino corposo e austero, in grado di reggere un buon invecchiamento. In enoteca 25 mila lire.

CIRO' ROSSO CLASSICO SUPERIORE
DONNA MADDA 1998

Contende la leadership di miglior vino aziendale al Ronco dei Quattroventi. Come il fratello, è ottenuto da uve Gaglioppo coltivate nei cru più soleggiati e, dopo lunga macerazione, viene affinato in barrique. E' un vino potente e avvolgente, con sfumature di frutta matura molto ben bilanciate. In enoteca 22 mila lire.

CIRO' BIANCO 2000
Il disciplinare della denominazione Cirò prevede la produzione sia di vini rossi e rosati sia di bianchi. In questo caso l'uva utilizzata è il Greco, vitigno tipico della Calabria e di tutto il Centro-Sud, e la vinificazione è quella classica in acciaio. Ne risulta un bianco piacevole, dai profumi fruttati e floreali. Al palato è sapido e fresco, ottimo per piatti estivi a base di pesce. In enoteca 12 mila lire.


14 luglio 2001 N°283 - La Stampa
Gigi Piumatti

 

giugno 2001

CIRO' ROSSO CLASSICO SUPERIORE DONNA MADDA 1998
Rosso rubino carico con sfumatura granata. Naso etereo, si concede a dolci sentori di confettura, liquirizia e tostatura di caffè. In bocca è un pò aggressivo, sfodera tannini decisi e calore diffuso in un corpo che non risulta propriamente equilibrato; il finale ha una buona lunghezza ma mette in evidenza la maturità delle sensazioni e un lieve amarognolo. +Struttura di rilievo e freschezza -Naso troppo tostato e aggressività in bocca.

CIRO' CLASSICO RONCO DEI QUATTROVENTI 1998
Colore rubino intenso che vira al granato. Naso interessante ed ampio, evidenzia una bella polpa grazie a una componente fruttata netta di ciliegia e more, si apre poi a sensazioni macerate di erbe mediterranee e terra, con un sottofondo di liquirizia e fine speziatura. In bocca ha tensione, il corpo è solido e continuo nel concedersi, si avverte il perfetto equilibrio fra eleganza e tipicità, espresso da un finale lungo e mirabile. +Espressione territoriale ed eleganza; finalmente, dopo tanti anni, questo pioniere della viticoltura calabrese ci convince del tutto.

 

 

ARTE DI VIVERE Venerdì 22 giugno 2001-
CIRO' (Catanzaro) -Una delle realtà più interessanti di tutta la Calabria enoica è senz'altro la Fattoria San Francesco (tel. 0962.32228)di Cirò. Agli ottimi Cirò Rosso Classico Ronco dei Quattroventi e Cirò Rosso Superiore Donna Madda, l'azienda ha da poco affiancato anche l'interessante Pericolò Igt, un vino bianco da uve greco (80%) e chardonnay (20%). Di colore giallo paglierino, ha profumo intenso e persistente di ananas e di banana, gusto elegante ed equilibrato, buona persistenza.

 

    

Fattoria San Francesco, Cirò, Kalabrien/Italien
Ein rubinroter Wein aus der klassischen roten Rebsorte Gaglioppo. Im Duft Kräutertöne, harmonisch am Gaumen, im Abgang ausdrucksvoll.

April/Mai 2001

 


Miracolo in bottiglia
La rinascita del sud
Sul palcoscenico del Vinitaly si è toccato con mano il dinamismo delle imprese vecchie e nuove del paese vino. C'è la rinascita prepotente del Sud con aziende come la calabrese San Francesco di Cirò che ha ottenuto la certificazione Iso 9002.

8 Aprile 2001

 

VINO: CERTIFICAZIONE ISO 9002 PER 'FATTORIA SAN FRANCESCO (ANSA) -ROMA, 4 APR
Il rilancio dei vini calabresi passa anche per la certificazione di qualità. In tale contesto la Fattoria San Francescò di Cirò ha ottenuto dalla Sincert la certificazione Iso 9002 per la produzione e commercializzazione dei vini. Il riconoscimento si traduce in un controllo ancor più meticoloso di tutte le fasi produttive, in accordo con le regole dell' Hccp, e dovrebbe garantire dunque una qualità totale per il consumatore. Presente al Vinitaly che si aprirà domani a Verona, la 'Fattoria San Francesco porterà un nuovo vino bianco che si affiancherà al classico Cirò doc da uve greco: si tratta del Pernicolò, prodotto in sole settemila bottiglie, da uvaggio di greco e chardonnay. (ANSA). FPI 04-APR-01 12:30 NNN

VINO: PER FATTORIA SAN FRANCESCO CERTIFICAZIONE ISO 9002 = PRESENTATO OGGI A VINITALY NUOVO VINO BIANCO Roma, 5 apr.
(Adnkronos) - La fattura San Francesco di Cirò in provincia di Crotone ha ottenuto dalla Sincert la certificazione Iso 9002 per la produzione e commercializzazione di vini. Questo importante risultato, sottolinea l' azienda, significa controllo ancora più meticoloso di tutte le fasi produttive, in accordo con le severe regole dell' HCCP, e si traduce in garanzia di qualità totale per il consumatore. La Fattoria produce circa 400 mila bottiglie ogni anno di cui il 50% viene venduto all'estero. L' azienda vinicola, protagonista del rinascimento enologico della Calabria, presenta oggi a Vinitaly un nuovo vino bianco, che affiancherà il classico Cirò docda uve greco. Francesco Siciliani, titolare dell'azienda, insieme all' enologo Fabrizio Ciufoli ha creato Pernicolò, 7 mila bottiglie soltanto, uvaggio di Greco e Charonnay. Il vino è dedicato a Nicolò, figlio di Siciliani, e mostra in etichetta un cammeo con il ritratto del bambino.Dopo il Gaglioppo in purezza Donna Madda, pensato per la moglie Maddalena, l'azienda continua la tradizione di tributare omaggi enologici ai componenti della famiglia.

 

KwCucina
Vino & vip
Vino e famiglia. A conferma del fatto che crea un nuovo vino è come dare alla luce un figlio, Francesco Siciliani, proprietario della Fattoria San Francesco di Cirò (Crotone) ha dedicato al suo bambino Nicolò il nuovo vino. Un cammeo con il ritratto del piccolo è l'etichetta appunto di "Pericolò", un uvaggio di Greco e Chardonnay, prodotto in 7000 bottiglie che ha debuttato al Vinitay di Verona. La passione per il vino e la famiglia avevano ispirato un'altra creatura dell'azienda calabrese: "Donna Madda" a base di gaglioppo è l'omaggio alla moglie del produttore.
Vinitaly, tutto quello che c'e' da sapere (domenica 08 Aprile 2001)

 


Come di esordio, vale a dire di comparsa sui mercati, impossibile scegliere un giorno capace di connotarsi di auspici migliori rispetto al 15 aprile, festa di Pasqua. Trionfa la primavera e si rinnova la vita: poteva esserci occasione altrettanto valida per presentare un vino inedito frutto di sperimentazione appassionata?Evidentemente no, così arriva nelle enoteche un bianco del sud destinato a fare parlare di sé. Viene dalla Calabria e si chiama Pernicolò. I curiosi sono subito accontentati: nel nome del vino è racchiuso il nome di un bambino, lo stesso effigiato nel cammeo che compare in etichetta sulla bottiglia. Nicolò, appunto. Nicolò è figlio di Francesco Siciliani, viticoltore titolare della fattoria San Francesco in quel di Cirò, di cui abbiamo già fatto conoscenza in tempi recenti. Al bimbo è dedicata la nuova elaborazione delle cantine Siciliani, un bianco raro (settemila bottiglie in tutto) che affiancherà il classico Cirò da uve Greco. Il positivo esito dell'ultima vendemmia, le richieste dell'alta ristorazione (soprattutto del centro-sud), la volontà di Francesco e l'impegno dell'enologo Fabrizio Ciufoli hanno fatto un piccolo miracolo traducibile in questi termini: vino di colore giallo paglierino tenue, di profumo intenso e persistente con evidenti note di frutta matura, di sapore elegante ed equilibrato contrassegnato da buona rotondità. Pernicolò, dicevamo, Bianco a indicazioni geografica tipica. Il vitigno di partenza è il classico Greco locale, autoctono, le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Interviene nell'uvaggio, in misura non superiore al 20 per cento, lo Chardonnary di caratura internazionale. Pigiatura soffice in presse orizzontali. Fermentazione in vasche d'acciaio a temperatura controllata.Si avverte la mano di un enologo che sa il fatto suo, capace di fare esperimentare ad ogni bottiglia (prezzo di vendita al pubblico in enoteca lire 12 mila) grande piacevolezza ed armonia. Del resto la fattoria San Francesco (tel.0962 32228-www.fattoriasanfrancesco.it e-mail:info@fattoriasanfrancesco.it) ha ottenuto della Sincert la certificazione Iso 9002 per la produzione e commercializzazione dei vini, il che significa controlli ancora più accurati, garanzie ulteriori - se mai ce ne fosse bisogno - per il cliente. Nel nome di un bambino destinato a raccogliere domani il testimone di una azienda in crescita abbiniamo con tranquillità il nuovo bianco di Siciliani al miglior pesce dei nostri mari e dei nostri laghi e ai piatti della cucina mediterranea tradizionale, sicura di non sbagliare.
07 Aprile 2001 - Antonio Giorgi

 


Alla fiera Prowine anche i campani Mastroberardino e Avallone. La scoperta di un'identità comune
IL VINO DEL SUD SBARCA IN GERMANIA
A Dusseldorf di scena i segreti del Cirò della fattoria San Francesco di Siciliani
 
Le vie del vino meridionale si incrociano in Germania. La fiera enologica internazionale Prowine, in corso di svolgimento a Dusserldorf, ha offerto ai produttori vinicoli del Sud l'occasione per il confronto e per la scoperta di un'identità comune, al di là dei confini regionali. In questi giorni i giovani leoni campani Lucio e Daniela Mastroberardinio (Terredora) e Tani Avallone (Villa Matilde) si sono ritrovati gomito a gomito con i colleghi di Puglia, Basilicata, Sicilia e Calabria. Tra questi ultimi Francesco Siciliani, discendente della nobilie famiglia di vignaioli, proprietaria dalla fine del Settecento della Fattoria San Francesco in località Quattromani a Cirò. Un'azienda che affonda le radici nella storia, ma che guarda decisamente al fururo. Tradizione e rinnovazione sono le parole d'ordine di Siciliani. Quarant'anni, una laurea in legge conservata nel cassetto, il giovane timoniere della fattoria San Francesco é siruramente tra i protagonisti della rivoluzione enologica al Sud. E così, come Avallone (anch'egli peraltro avvocato) a Cellole ridà anno dopo anno corpo-sembra proprio il caso di dirlo-al mitico Falerno ,lavorando,in vigna e in cantina, con tecniche innovative sull'aglianico (già,il Vigna Camarato),Siciliano compie, nella sua terra, un analogo percorso. Nel 1988 adottò, primo nella sua regione, un approccio diverso all'autoctono vitigno gagliopp: rese molto basse,a dispetto della naturale prolificità della varietà, e introduzione delle barriques per l'affinamento, ed ecco il (Cirò Rosso Classico Ronco dei Quattro venti): ormai un grande rosso d'Italia, niente a che vedere con le millanta(ahinoi) improbabili e degeneri (ancorché legittimi) fogli della nobile doc calabrese, nati a uso e consumo della grande distribuzione. (Per me-rivela Siciliani-la vetrina locale resta di fondamentale importanza). La Fattoria San Francesco produce circa 230 mila bottiglie all'anno, delle quali la metà viene distribuita all'estero. (Ma-afferma il produttore-cerco di assicurare una buona presenza nelle carte dei maggiori ristoranti del Sud, perché dobbiamo essere innanzitutto noi meridionali ad apprezzare e valorizzare i nosti vini).La Campania, con i suoi locali top,con le stelle Michelin, assume per il produttore calabrese un mercato di riferimento di importanza strategica. E al bando protezionismo. (Tra noi giovani produttori meridionali- conferma il collega di Villa Matilde- la sintonia è molto forte).Chissà se al ritorno della Germania,Avallone e Siciliani brinderanno a distanza ai reciproci successi, magari il primo col Ronco dei Quattro Venti, il secondo col Vigna Camarato, campioni di Calabria e di Campania.
 
16 Marzo 2001 - Gimmo Cuomo

 


LA RINASCITA DELLA VITE SI AFFERMA IN CALABRIA
Nella rivoluzione che sta scotendo la viticoltura nel Mezzogiorno e delle isole, era rimasta finora un po' in disparte. Eppure da sempre la Calabria è terra vocata al vino. Basti pensare che i coloni greci che approdarono sulle coste nel secolo VIII a.c., furono colpiti dalla fertilità di questa regione al punto di chiamarla Enotria, cioè "terra dove si coltiva la vite alta dal suolo", nome poi esteso a tutta la penisola. E sono probabilmente di origine greca alcuni dei vitigni tipici calabresi, come il Gaglioppo, il Greco bianco e il Mantonico. Poi, a partire dalla decadenza della Magna Grecia, per la viticoltura calabra iniziò una lunga crisi. Il colpo di grazia avvenne nell'800, quando la filossera decimò i pochi vigneti ancora rimasti. La nascita è recente. Gli ettari a vigna ora sono 65 mila , dei quali, però, solo il 20% produce vini Doc, concentrati per il 90% nella zona di Cirò, in provincia di Crotone. Poche aziende - in una terra dove è ancora prevalente la commercializzazione del vino sfuso , che prende le vie del nord come vino taglio - hanno intrapreso la strada della qualità e della valorizzazione del terroir. La Guida dei Vini 2001, uno dei più autorevoli rapporti sull'enologia italiana, recensisce appena sei aziende in Calabria, poche rispetto alla potenzialità della regione, ma in buona parte avviate verso l'eccellenza. Fra questi produttori emerge Francesco Siciliani, esponente di un antico casato che annovera uomini di lettere e d'armi, magistrati e prelati e che produce vino nelle terre dove nel XVI sec. Sorgeva un convento dedicato a S.Francesco da Paola. Nel 1770 la proprietà fu assegnata con un'asta alla sua famiglia, che nei secoli non ha mai abbandonato l'attività vinicola. Siciliani, che è laureato in legge, ma non ha esitato nell'impegnarsi nell'azienda di famiglia, è stato il primo in Calabria a sperimentare l'affinamento in barrique delle uve Gaglioppo: ne è nato un Cirò classico di cui Siciliani ha fatto due selezioni, il Ronco dei Quattroventi, "che vuole rinverdire la fama del Crimisa nella Magna Grecia", e il Donna Madda, Gaglioppo in purezza. Il Gaglioppo è un rosso di forte gradazione alcolica, che supera facilmente i 14 gradi; è di notevole struttura, austero e si presenta a un affinamento di 6-8 anni. Ma - segnala la Guida dei Vini - la Fattoria San. Francesco, oltre ai due cru, offre i classici Cirò: bianco: (da uve Greco Bianco con un 10% massimo di Trebbiano), rosso (da uve Gaglioppo al 95%) e soprattutto rosato ("un vero fuoriclasse nella sua categoria"), in commercio, tutti , a prezzi ancora contenuti (fra 7 e 10mila lire). Oltre che ai due cru '98 di Siciliani, la guida di Slow Food attribuisce i "due bicchieri" (molto buono-ottimo) anche al Cirò Bianco Curiale di Caparra & Siciliani '99; al Savuto Vigna Mortella '98 (Gaglioppo Greco Nero e Nerello Cappuccio) e al Valeo '99 (bianco dolce che deriva da una particolare qualità di Moscato) di Gian Battista Odoardi (Cosenza); al Federico II '97 (Cabernet Sauvignon) e al Lamezia Rosso Riserva '94 (Gaglioppo , Nerello Cappuccio, Greco nero e altri) delle Cantine Lento di Lamezia Terme. Un altro produttore alla ricerca costante della qualità è Librandi di Cirò Marina, che oltre al Gravello '96 (Cabernet Sauvignon e Gaglioppo) ha presentato quest'anno un nuovo rosso, il Magno Megonio '98, un vino dai profumi avvolgenti, con note di amarena e spezie e sapore morbido e concentrato, ottenuto da uve Magliocco, vitigno semiabbandonato che, se riselezionato e rilanciato, secondo la critica, "potrebbe diventare il vero protagonista della vitivincoltura di qualità nell'Italia del sud"
 
15 Marzo 2001 - Egle Pagano

 


Amori possibili, il Donna Madda e la 'nduja.
L'Accademia del peperoncino di Diamante ce lo ricorda in continuazione,ma noi lo sapevamo da sempre. Ostriche e champagne? Macchè! Afrodite sulle spiaggie dello Jonio si eccita di più con la 'nduja e un bel bicchiere di Cirò Rosso. Sulla bruschetta, sulla pizza o scaldata in bel piatto di bucatini. Questo salsiccione di frattaglie di maiale insaporite con il paradisiaco peperoncino calabro importato durante la dominazione spagnola ha bisogno di un vino molto alcolico, di corpo e soprattutto ricco di personalità. L'avrete notato, cari fedeli di Bacco, a seconda delle circostanze cambiano rapidamente filosofia enogastronomica senza aver alcun problema di coerenza che assilla tanti anoressici critici enogastronomici. In questo caso seguiamo la massima: i piatti tipici vanno conquistati con il vino prodotto dal territorio. Cirò? Si, di questo vino si parla ancora poco, anche perché la scena conformista degli antiglobalizzati piazza in prima fila altri prodotti finto-locali, altre tecniche di marketing. Eppure tra gli ulivi dello jonio le sorprese che attendono gli scout del gusto sono assolutamente strabilianti. Prendiamo la Fattoria San Francesco (località Quattromani, tel. 0962 32228) l'azienda condotta da Francesco Siciliani e la moglie tra le colline acquistate ad un'asta pubblica da Don Benedetto nel 1777. Lo splendido Casale, dove ogni estate Luigi, il fratello di Francesco, ospita i big della politica e del mondo industriale, è il centro dell'attività agricola della famiglia (il terzo fratello, Carlo si occupa d'olivicoltura). La Fattoria San Francesco ha due pezzi forti, entrambi Cirò da uve Gaglioppo, il vitigno simbolo della regione. Il Ronco dei Quattroventi è un rosso di 13,5 gradi: le uve fermentano con una macerazione di 15, 20 giorni e successivamente matura per oltre un anno di barriques nuove. Il risultato è un vino moderno, ma assolutamente inconfondibile. Stesso discorso per il Donna Madda, anche se l'affinamento in legno è più breve, dai tre ai quattro mesi. Tra un sorso è l'altro cerchiamo allora di risolvere l'enigma: la 'nduja fu ereditata dai francesi (l'andouille è appunto una salsiccia di frattaglie di maiale) o dagli spagnoli? Che importa,Francia o Spagna purché se magna……
 
27 gennaio 2001 - Luciano Pignataro

 


CAVOUR 313
Qualità-prezzo, ottimo Cirò

Appena nel 1978, la Cavour 313 è stata una delle prime enoteche romane a inaugurare la stagione dei wine-bar. La carta dei vini offre più di mille etichette in cui ricorrono i nomi più noti, ma dove spesso troviamo proposte nuove, magari di aziende meno conosciute, in alternativa a un consumo omologato e modaiolo. Certamente qui non troverete il novello, ma un inaspettato quanto splendido Cirò rosso Classico della Fattoria San Francesco (10.000), rubino dai riflessi granata, di ottima concentrazione, una componente fruttata netta e fragrante su sottofondo di caffè e liquirizia e fine speziatura di vaniglia. Bell’esempio calabro di quanto si possa ottenere con il sottovalutato Gaglioppo! Altra sorpresa con il Villa Tulino di Colle Maggio (33.500), da uve Syrah, Merlot e Cabernet Sauvignon e Petit Verdot, rubino carico e decisamente sostenuto offre all’olfatto sentori tipici floreali e fruttati uniti quelli balsamici e resinati, gusto complesso e di grande spessore. Altro «originale» conosciuto ma non sempre facile da trovare è il Montevetrano (80.000), figlio unico dell’omonima azienda campana di proprietà di Silvia Imparato. Cabernet Sauvignon, Merlot e Aglianico per questo bel rosso rubino con unghia violacea, molto concentrato. Al naso presenta la sua grande razza, con eleganti profumi di frutta a bacca rossa, sottobosco, spezie e garbata nota erbacea. In bocca è straordinariamente elegante, ricco e avvolgente, con tannini morbidi e vellutati.
 
25 Gennaio 2001 - (Franco Ricci, direttore di Duemilavini)

 


THE WORLD’S BEST WINE MAGAZINE
Fattoria San Francesco, run by Francesco Siciliani, is the second dynamic producer in Cirò. It has 70 ha of vines in all 60ha of Gaglioppo and 10ha of Greco. The Sicilianis have long been one of the leading families in the area, and their wines are produced in a modern, well equipped winery. The San Francesco range includes a fresh, very drinkable rosè, but the family’s two top wines are Donna Madda and Ronco dei Quattroventi – both have complex herbal and gamey aromas and flavours teamed with an attractive silky texture. The Donna Madda spends between six to eight months in barrique, while the Quattroventi has up to 14 months of oak.
 
Dec 2000/ jan 2001